Il sinodo, prima e dopo
Il sinodo sulla famiglia fu chiuso prima di essere stato iniziato. La possibilità di una seria discussione sinodale riguardo alle persone omosessuali fu eliminata già nel tempo della sua preparazione, quando la chiesa non fu neanche capace di verificare scientificamente il proprio falso linguaggio: oggi continua – in maniera ideologica – a parlare delle “tendenze”, invece di “orientamento sessuale” delle persone umane. Già nella preparazione del sinodo la chiesa ha ridicolizzato ed eliminato la questione omosessuale, ingannando le sane aspettative dell’umanità per una discussione seria e rispettosa dell’esperienza dell’umanità e del sapere scientifico circa le minoranze non eterosessuali e la loro vita familiare, la loro vita di amore.
Il sinodo non ha “spogliato i cuori chiusi che spesso si nascondono perfino dietro gli insegnamenti della Chiesa, o dietro le buone intenzioni, per sedersi sulla cattedra di Mosè e giudicare, qualche volta con superiorità e superficialità, i casi difficili e le famiglie ferite” (Francesco, Discorso a conclusione del sinodo, 24.10.2015). Sulle persone omosessuali, sulle loro famiglie e i loro figli ha saputo produrre solo un’accecata chiusura omofobica della ragione e del cuore. È stato incapace di leggere la realtà delle persone omosessuali e considerarle nella loro dignità umana e nelle loro aspirazioni di amore. Tali persone sono state viste solo all’interno delle famiglie d’origine, quasi come delle persone immature, che necessitano speciali cure da parte degli altri membri delle famiglie, tutto dietro l’ingannevole e insensibile “rispetto”. Senza alcuna indicazione per la vita delle persone omosessuali, il sinodo ha saputo solo ripetere il peggiore dei documenti della Congregazione per la dottrina della fede: “tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia non esiste neppure remota analogia”. Tale ripetizione è vergognosa e offensiva alla realtà delle famiglie omosessuali e lesbiche ed i loro figli felici. Ci si chiede se per vivere secondo la volontà del sinodo loro dovrebbero disfarsi delle loro famiglie e dei loro figli. Al riguardo dietro le conclusioni del sinodo si possono intravedere le pericolose insinuazioni antiumane, che incitano a suscitare sensi di colpa e di inferiorità, di complesso e di negatività tra i bambini e loro padri omosessuali o loro madri lesbiche. La posizione della Congregazione ripetuta dal sinodo è l’offesa alla ragione e alla realtà umana e alla sensibilità cristiana insegnata da Gesù. Non è l’umile discernimento della realtà, auspicato dal Papa Francesco. È un abuso ignorante del potere spirituale della chiesa.
La mancanza di sensibilità di Gesù nel sinodo è una deplorevole e particolarmente grave irresponsabilità della chiesa cattolica. Per anni ho sperimentato questa irrazionale chiusura a vari livelli della Chiesa. Ho sperimentato il sabotaggio del pontificato e dei sinodi del Papa Francesco da parte della Congregazione per la dottrina della fede, in cui lavoravo. Così in principio del sinodo, con passione sacerdotale, avevo chiesto nella mia lettera al Papa Francesco di prendere seriamente in considerazione la dignità di persone omosessuali, delle loro famiglie e dei loro figli. Consideravo che il Papa è l’unica persona che può fermare l’assurdità delle imposizioni retrograde. Oggi rendo pubblica la mia lettera (il prossimo post), prendendo atto dell’insensibilità e dell’odioso rifiuto delle persone appartenenti alle minoranze sessuali. Quel sinodo, per bocca di un Padre sinodale, ha saputo solo paragonare le persone omosessuali ai nazisti e ai nemici dell’umanità. Nelle società civili tali offese dovrebbero essere denunciate: sono diffamatorie e suscitano l’odio omofobo. Il silenzio della chiesa al riguardo è penoso.
Krzysztof Charamsa
Barcelona, 29/10/2015.