Il futuro sicuro dell’omofobia cattolica
Il papa Francesco ha esplicitato e rafforzato ulteriormente l’omofobia della Chiesa cattolica. Il documento pubblicato il 15 marzo 2021, che per i cattolici fa parte del suo magistero pontificio, stabilisce che non si può benedire le unioni d’amore di due persone d’orientamento omosessuale.
Questo documento (approvato dal papa il 22 febbraio 2021) è un atto del suo governo riformatore della chiesa, che formerà la vita e la prassi ecclesiale per molto tempo, diversamente dalla sovrabbondanza delle sue interviste e libri privati, telefonate private, foto degli abbracci o parole affabili e cortesi dette negli aerei, etc. Tutti questi mezzi comunicativi ottengono un effetto immediato di calmare, tranquillizzare e rasserenare gli eventuali oppositori dello status quo omofobo, che non si vuole assolutamente cambiare. Ciò che rimarrà per il futuro sono le sue leggi, come: la negazione della capacità d’amare da parte delle persone omosessuali e la condanna degli Stati democratici che difendono i diritti umani LGBTIQ+ nei paesi sottosviluppati (Amoris laetitia, 2016); il divieto agli uomini d’orientamento omosessuale di essere sacerdoti, perché per difetto naturale sarebbero incapaci di raggiungere nella vita la maturità psicosessuale (documento del 2016); la condanna delle persone transessuali, perché peccatori contro Dio creatore (documento del 2019); il divieto delle benedizioni delle coppie omosessuali (documento del 2021), etc. Qui non importa entrare in dettagli teologici o canonici, ciechi comunque al confronto con le scienze. Qui la teologia e il diritto ecclesiale vengono prima di tutto usati ideologicamente come strumenti per mantenere l’omofobia.
Ciò che potrebbe sorprendere sono le reazioni dell’opinione pubblica a ogni nuovo decreto omofobo del papa Francesco. Basta aprire le reti sociali, ma anche le pagine di molti giornali o siti di notizie per leggere che “il Vaticano ha deciso”, “loro, nella Chiesa”, “quelli del Vaticano”, senza menzionare il papa o menzionarlo in una seconda battuta. È come in un paese, in cui il suo governo sta introducendo le leggi ingiuste, si insistesse che il primo ministro non c’entra nulla o quasi nulla. Sono “loro” (i funzionari del sistema) che lo hanno fatto, non “lui” che è il loro capo (nel caso del papa: il capo assoluto). Così anche gli attivisti LGBTIQ+ che osannano regolarmente il papa Francesco per le sue dichiarazioni sulle unioni omosessuali, adesso tacciono e nessuno non pensa di correggere le proprie equivocate interpretazioni, che per il progresso dei diritti umani sono pericolose, perché ci accostumano nell’immaginario comune alla discriminazione nascosta. Ellen DeGeneres e con lei “tutto il mondo” applaude il sensibile papa, che appoggia unioni omosessuali e privatamente ne riconosce il valore: “Thank you, Pope Francis, for seeing love for what it is” (Ellen DeGeneres, @TheEllenShow, 21 ottobre 2020). Ma ciascuno può verificare nelle proprie reti sociali l’interminabile fiume di una sorta di mistiche esplosioni di gioia per ogni parola del papa, che sembra favorevole alle vittime della discriminazione ecclesiale e che ci bastano per essere felici. La discriminazione istituzionale continua come prima o anche peggiora, ma in cambio: adesso le sue vittime sono felici, accontentate.
Quando si stabiliscono le dure e ingiuste leggi ecclesiali del papa Francesco (come l’ultimo documento del 15 marzo scorso), nell’immaginario comune si giudica - duramente - il governo che lavora per il papa (il Vaticano), ma si giustifica, si scagiona, si minimizza, non si dà importanza o del tutto si tace la responsabilità del papa. Paradigmatici in questo caso sono i commenti di certi cosiddetti leaders LGBTIQ+ cattolici o di certe organizzazioni, che si “arrampicano sui vetri” delle costruzioni interpretative insostenibili per dimostrare che la legge disumana firmata da papa Francesco in realtà porta gli elementi positivi del progresso misericordioso dello stesso papa. O comunque deplorano le decisone della chiesa, con cui il papa non avrebbe nulla da fare. Queste reazioni dell’opinione pubblica e delle stesse vittime sono in realtà tutte previamente calcolate nella strategia comunicativa ecclesiale cattolica. L’inganno comunicativo ottiene il suo effetto nella forma più perfetta, che sarebbe invidiabile da parte di ogni regime totalitario, che vuole controllare tutta la persona umana. La vittima discriminata è controllata, domata, convinta di essere amata dal persecutore che la discrimina per il suo proprio bene. La rivoluzione delle vittime è resa innocua, inefficace, così che nel nuovo “clima permissivo” le vittime possono anche continuare le loro “lotte” che ormai non servono più a nulla. Il potenziale nemico e oppositore della persecuzione ecclesiale è stato neutralizzato. Le vittime della persecuzione sono state confuse dal regime, fino al punto che non sanno più neanche chi è responsabile di quella persecuzione che gli viene imposta. Sarà un innominabile “governo vaticano”, saranno “loro”, ma non è il “papa”. Il papa ci ha convinti previamente che ci vuole bene e ci capisce, sente compassione per noi, è aperto e simpatico, che sta dalla nostra parte, che ci ama e ci sorride sempre. Proprio per questo lui può procedere nel suo progetto ecclesiale sia dell’omofobia che della misoginia istituzionale. Non ha alcuna opposizione da parte delle vittime, che dovrebbe rivoluzionare la chiesa in difesa della dignità umana creata da Dio e offesa miserabilmente dalla sua chiesa. Ambedue persecuzioni strutturali del cattolicesimo, le discriminazioni delle persone LGBTIQ+ e delle donne, sono state “salvate” dalla geniale tattica comunicativa del papa Francesco. Sono salvate, protette e progettate per un nuovo futuro, per molto tempo. Le discriminazioni possono continuare tranquillamente, perché sono state sottratte alla vista, occultate, nascoste davanti agli occhi del mondo e dell’opinione pubblica, e sopratutto davanti agli occhi innocenti delle sue vittime. Le vittime adesso respirano il nuovo clima tollerante del papa Francesco, il quale può procedere indisturbato a mantenere le vecchie e creare le nuove leggi omofobe e misogine della Chiesa.
Il papa Francesco è il meglio che poteva succedere all’omofobia e alla misoginia cattolica. È il “salvatore” di queste due discriminazioni strutturali. È il “salvatore” del sistema, di cui ha ridipinto il volto oscuro con un sorriso innocente. Cambiando il clima, in realtà ha adeguato la discriminazione omofoba cattolica al mondo che non sopporta più offesa dei diritti umani o non accetta la negazione ignorante, oscurantista e ostinata del sapere scientifico sull’orientamento sessuale, come succede nell’ideologia della chiesa cattolica e del papa Francesco (che continua ideologicamente non confrontarsi con l’orientamento sessuale e lo chiama “tendenza” o “inclinazione”, ritenute da lui legate sempre a una “scelta” personale, cfr. il documento del 15 marzo 2021). Le persone LGBTIQ+ cattoliche, che hanno il dovere morale d’intraprendere urgentemente la disobbedienza alla propria chiesa in difesa della verità della natura umana, dell’identità e integrità sessuale della persona umana e dell’amore, sono state neutralizzate. Paradossalmente, le vittime di una secolare persecuzione ora applaudono e giustificano chi ora è responsabile di questa discriminazione e non vuole cambiare nulla d’essenziale: il sistema della persecuzione deve continuare grazie a un “nuovo clima” accettato dalle vittime. Certi cosiddetti leaders LGBTIQ+ cattolici hanno ipnotizzato gli ambienti gay cattolici che si fidano facilmente, convincendoli quanto “gay-friendly” (e “women-friendly”) è il papa Francesco e così hanno solo aiutato il papa che adesso, senza alcuna opposizione da parte delle vittime, può continuare stabilire le leggi omofobe e misogine, mantenendo il sistema di controllo, che queste leggi devono reggere. Le vittime non reclamano più nulla o comunque lo fanno in una forma totalmente inoffensiva, quella permessa dal “clima aperto” del papa: un clima che deve aiutare le vittime a vivere la “giusta discriminazione” e non cambiarla ancora per molto tempo. Il papa ci ha mostrato in modo geniale come si riesce ad addomesticare le vittime nel sistema della loro persecuzione; come toglierli la capacità di rivoluzione spirituale e morale indispensabile per un cambio giusto, il quale papa blocca. Il pontificato ci ha mostrato come si può neutralizzare il basilare istinto umano e cristiano delle vittime di difendere la propria dignità e come renderle incapaci di disobbedienza non-violenta, ma reale e chiara, pubblica e decisa contro il male, che una coscienza umana e cristiana ben formata non può sopportare e non può ovviare di denunciare con il suo proprio nome.
So che la voce, come la mia, è isolata, neutralizzata, discreditata, rifiutata per essere discussa, non solo dall’istituzione omofoba e misogina, ma anche dalle sue stesse vittime. Ma questo non cambia la triste realtà, che può essere impopolare, perché l’essere umano per sopravvivere spesso preferisce l'inganno invece che la verità: quell’inganno aiuta a sopportare il giorno e fa parte essenziale di ogni sistema totalitario e ingiusto (devi ingannarti per poter viverne dentro). La realtà, anche quando non è generalmente accettata, non cambia ed è questa: finché le vittime cattoliche si lasceranno ingannare, l’omofobia ecclesiale festeggerà i suoi trionfi, cioè il sistema omofobo cattolico sarà salvo e non si smuoverà, nonostante il mondo circostante che sopporta sempre meno l’offesa dei diritti umani. L’omofobia cattolica è salva grazie a noi, le sue vittime abilmente guidate dal geniale comunicatore papa Francesco, che sopportano molto bene d’essere offese.
Finché non intraprendiamo la rivoluzione morale contro l’omofobia ecclesiale e l’aperta disobbedienza alla chiesa omofoba, siamo noi che meritiamo che la persecuzione/discriminazione continui. Nel cattolicesimo, solo il papa può cambiare la discriminazione omofoba e misogina della chiesa, ma non lo farà senza la rivoluzione delle vittime. Con le vittime addomesticate, l’omofobia cattolica festeggia oggi un suo futuro sicuro. Grazie agli otto anni del pontificato del papa Francesco!
16.03.2021.